sabato, Luglio 18, 2020

Consiglio europeo, la proposta di Michel: 450 miliardi di aiuti a fondo perduto e nuove regole. Olanda: giusta direzione

da del 18 lug 2020

di Francesca Basso

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha presentato sabato mattina ai leader Ue una nuova proposta di compromesso che ridurrebbe di 50 miliardi di euro le sovvenzioni a fondo perduto e aumenterebbe della stessa cifra i prestiti nell’ambito del Recovery Fund. La dimensione complessiva del fondo rimarrebbe pari a 750 miliardi di euro, ma il livello delle sovvenzioni sarebbe ridotto a 450 miliardi di euro (dai 500 miliardi proposti precedentemente), cedendo parzialmente alle richieste di Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia, i cosiddetti paesi «frugali», mentre i prestiti diventerebbero 300 miliardi. Sul tavolo del Consiglio europeo ci sono il pacchetto di aiuti economici per i Paesi più colpiti dalla crisi scatenata dal Covid (750 miliardi tra aiuti e prestiti) più il prossimo bilancio dell’Ue 2021-2027 da 1.074 miliardi.

Governance e rebate

Anche sulla governance, ovvero sulle regole per l’accesso ai fondi del Recovery Fund la nuova proposta di Michel presenta delle novità. Per utilizzare le risorse del Recovery i governi dovranno proporre piani di riforme e investimenti, che andranno approvati dalla Commissione europeae dal Consiglio Ue a maggioranza qualificata. Ma anche durante l’esecuzione dei piani nazionali un solo Paese potrebbe attivare un «freno d’emergenza» che, secondo la bozza di compromesso pensato da Michel, porterebbe a un riesame dell’intervento sostenuto dall’Europa e potrebbe bloccare l’erogazione dei fondi.

Se un Paese si oppone all’erogazione dei finanziamenti del Recovery può richiedere entro 3 giorni di sottoporre la questione al Consiglio europeo o all’Ecofin «per affrontare in modo soddisfacente la questione». La nuova proposta di Michel va anche incontro alle richieste di Olanda, Austria, Svezia e Danimarca che incassano, così come la Germania, anche un aumento dei «rebates», il meccanismo di sconti sul bilancio dell’Ue. Per l’Olanda «si tratta di un pacchetto e ci sono molti altri problemi da risolvere. Ma le proposte sulla governance presentate da Michel sono un passo serio nella giusta direzione» anche se «rimangono molti problemi» da risolvere, aggiungono le stesse fonti, «e se arriveremo» a un accordo «dipenderà dalle prossime 24 ore».

Incontro ristretto a sette

Un vertice ristretto a sette ha preceduto l’inizio della seconda giornata di lavori del Consiglio europeo. Obiettivo sbloccare un negoziato in stallo. Hanno partecipato la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron, il premier italiano Giuseppe Conte, il premier spagnolo Pedro Sanchez e il primo ministro olandese Mark Rutte, che venerdì ha bloccato ogni forma di avanzamento sulla governance del Recovery Fund, ovvero le regole di acceso ai fondi chiedendo l’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio (cioè gli Stati membri) dei piani di riforma nazionali. Con i cinque leader Ue anche il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

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I programmi tagliati

I 50 miliardi tolti dall’ammontare dei prestiti a fondo perduto sono stati ricavati sottraendoli ad altri programmi europei: quello per la ricerca Horizon Europe cui sarebbero destinati 11,5 miliardi, con un taglio di circa 2 miliardi, quello per la sanità verrebbe ridotto di 2,7 miliardi, mentre i finanziamenti per lo sviluppo rurale vedrebbero tagliati di 5 miliardi. Non sarebbero più a disposizione infine i 26 miliardi previsti inizialmente per supportare la solvibilità delle imprese, il cuore del secondo pilastro del Recovery Fund pensato per compensare il disequilibrio che si è creato nel mercato unito con l’eliminazione del limite agli aiuti di Stato, che di fatto ha ampiamente favorito la Germania che ha potuto, grazie al suo spazio fiscale, aiutare le proprie imprese molto più degli altri Paesi Ue. La nuova proposta prevede però un aumento di 15 miliardi delle somme gestite direttamente dai governi nell’ambito della Recovery and Resilience Facility, che passerebbe da 310 a 325 miliardi. Su questo punto però la questione è ancora aperta perché alcuni governi non sono d’accordo.

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