sabato, Febbraio 19, 2022

Donbass, perché si combatte?………..

ESTERO

Il conflitto nella regione ucraina del Donbass dura da 8 anni e ha causato 22 mila morti: perché il territorio vuole staccarsi, qual è il suo legame con la Russia e perché Putin parla di genocidio?

di Francesco Battistini

Settecentomila passaporti russi qualche mese fa, praticamente uno per famiglia. E 130 dollari adesso, per ogni rifugiato che scappi in Russia. È l’ultimo regalo che Vladimir Putin ha fatto ai «fratelli» del Donbass ucraino, mentre ammassava le truppe sul confine. E prima che la Duma di Mosca, mercoledì, accendesse un’altra lunga miccia di questa crisi: discutere il riconoscimento delle Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk, le due enclave russofone che nel 2014 si sono proclamate indipendenti da Kiev e hanno scatenato otto anni d’una guerra da più di 22 mila morti, secondo i dati Onu.

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Perché si combatte nel Donbass?

Tutto comincia dalla rivolta di Maidan, la grande piazza centrale di Kiev, febbraio 2014, quando settimane di barricate si concludono con la fuga a Mosca del presidente filorusso Viktor Yanukovich, contrario all’ingresso dell’Ucraina nella Nato. La prima reazione di Vladimir Putin, è l’invasione-lampo della Crimea russofila. La seconda mossa, più problematica, l’insurrezione del Donbass. Il 6 aprile 2014, armati filorussi assaltano i Palazzi del Governo Centrale nell’Est, molte città cadono nelle loro mani. Arrivano i «consiglieri militari» di Mosca. Il nuovo governo ucraino, che ha perso la Crimea senza sparare un colpo, definisce gl’insorti «terroristi» e muove le truppe. Tra offensive, controffensive e tregue, paramilitari e mercenari stranieri, comincia una lunga serie di terribili stragi, dal rogo di Odessa all’abbattimento del Boeing malese.

Perché il Donbass vuole staccarsi?

È un «cuscinetto di sicurezza» irrinunciabile per Putin, nell’ipotesi d’un allargamento della Nato in Ucraina. È la regione delle grandi miniere di carbone. È il tesoro delle acciaierie e degli oligarchi legati a Mosca. È la culla d’una Chiesa ortodossa fedele alla Russia, dalla quale s’è recentemente staccata la Chiesa ortodossa ucraina. Uno degli argomenti più controversi è la lingua: nessuno vuole rinunciare al russo. Nel 1996, cinque anni dopo avere conquistato l’indipendenza, l’Ucraina introdusse nella costituzione l’ucraino come unica lingua ufficiale. Yanukovich, appena eletto, equiparò nel Donbass il russo all’ucraino, con una legge che dopo Maidan venne dichiarata incostituzionale. Oggi la restaurazione è netta: l’ucraino è l’unica lingua ufficiale, nelle scuole il russo può essere insegnato solo come lingua straniera, il 90% dei film dev’essere in ucraino. E il Donbass si sente sempre più russo.

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