mercoledì, Luglio 8, 2020

Quei bond in odore di ‘ndrangheta e la strada che porta a Bergamo

Un’operazione complessa di cartolarizzazione con sottostanti fatture emesse in alcuni casi da società in mano alla malavita calabrese è finita nei portafogli di investitori finali, secondo il FT. Il veicolo estero che ha effettuato l’operazione è legato a Ubi.

da dell’08/07/2020 08:31

di Elena Dal Maso

Le complesse obbligazioni non quotate che hanno rivelato avere come sottostante, in alcuni casi, fatture emesse da società italiane operanti nei servizi sanitari verso lo Stato, controllate dalla ‘ndrangheta, sono state costruite da una società con sede a Ginevra. Lo ha scritto un reportage del Financial Times, secondo cui la boutique CFE con sede in Svizzera e uffici a Lussemburgo, Londra e nel Principato di Monaco, ha costruito il veicolo dentro al quale sono state posti i contratti. Un miliardo di questi bond è stato venduto a investitori internazionali, anche italiani, tra il 2015 e il 2019.

Questa società, il cui nome per esteso è Corporation Financière Europeenne SA, è specializzata in operazioni strutturate sul debito, come si evince dal sito, piuttosto scarno di informazioni su chi siano i manager a guidare le attività o la proprietà dell’azienda. Facendo una ricerca incrociata su portali svizzeri specializzati in private banking, emerge che il consiglio di amministrazione è composto da Massimiliano Piunti e da Mario Cordoni. Managing director corporate & advisory è Marco Paternò Castello, un professionista laureato alla Bocconi che ha ricoperto il ruolo dal 2010 al 2019 di Senior manager per conto di Ubi Trustee S.A.

Una nota di bilancio del 2008 del gruppo Ubi ricordava che, fra le controllate estere, vi era anche Corporation Financière Europeenne SA, in mano per il 63,75% delle quote. E il nome e la carta intestata di Ubi Trustee, ancor oggi partener del gruppo bergamasco, oggetto in questi giorni di un‘Ops da parte di Intesa Sanpaolo, emergono dallo stesso sito di CFE quando vengono riportati i dati contabili di alcuni bond.

Per esempio, questo accade nell’operazione Iraq Paris Club, dove entrano in scena Ubi TrusteeUbi Banca International nell’emisione di due tranches di obbligazioni che hanno come sottostante debiti contratti dall’Iraq verso alcuni creditori, fra cui il governo austriaco. Un’operazione strutturata, che vede l’emissione di due tranches, da 11 e da 2 milioni di euro di bond con scadenza, rispettivamente, nel 2024 e nel 2028 e cedola annuale al 6%. 

CFE ha dichiarato al FT di non aver mai acquistato consapevolmente beni collegati ad attività criminali. Ha aggiunto di aver condotto una due diligence significativa sulle società che operano come intermediario finanziario e di aver fatto affidamento sui controlli di altri professionisti regolamentati che hanno gestito le fatture dopo la loro emissione in Calabria. Ha poi aggiunto che eventuali problemi legali emersi dopo l’acquisizione delle fatture sono stati immediatamente segnalati alle autorità italiane.

Secondo il Financial Times, le obbligazioni legate ad ambienti della ‘ndrangheta calabrese che erano riusciti a eludere i controlli antiriciclaggio sono state acquistate da uno dei maggiori istituti privati europei, Banca Generali, in una transazione in cui i servizi di consulenza sono stati forniti dal gruppo EY, che non era tenuto a svolgere la due diligence sulle attività di cartolarizzazione.  A Class Cnbc, che ha contattato Banca Generali, il gruppo italiano ha risposto che il fatto è emerso in cronaca due anni fa e riferito al credito da 400 mila euro di un’azienda fornitrice del Sistema sanitario nazionale, ceduto attraverso un intermediario certificato da Banca d’Italia, che è stato acquisito insieme a un pacchetto di altri crediti da Banca Generali per essere inseriti in un fondo chiuso. Fonti vicine alla banca segnalano che non sono state registrate perdite derivanti da questa operazione.

Oggi Equita Sim, citando come fonte Banca Generali, ha scritto che la “note” in questione, collegata quindi ad una società coinvolta nell’inchiesta, sarebbe solo una delle 8mila sottoscritte per i propri clienti. Il pacchetto (“notes”) di cui quel credito fa parte, da complessivi 32 milioni, è stato rilevato da CFE. Su questa società la banca svolge una due diligence che invece non è in condizione di fare sui singoli contratti sottostanti. E a sua volta CFE aveva ricevuto le certificazioni sui crediti da una società che li esamina (pare Ottima Mediazione srl, vigilata dalla Banca d’Italia). Il veicolo è stato avviato nel 2016 e l’operazione si è conclusa nel 2019 con l’incasso del credito.  La Sim conclude che la notizia potrebbe ridurre l’interesse commerciale per questo tipo di prodotti, ma che possono essere facilmente sostituiti con altri.

Ottima Mediazione, sedi a Bologna, Lamezia Terme e Napoli, è una società specializzata in mediazione creditizia e amministrata da Pietro Greco. Lavora a stretto contatto con ESC Group, che si definisce “leader nel subservicing per la gestione della fatturazione del settore sanitario e della pubblica amministrazione in Italia”. Uffici a Bologna, Milano, Roma, Napoli, ha come ceo Alessandro Violi.

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