sabato, Febbraio 22, 2020

Si chiude la finestra per fermare il contagio…

Cresce la preoccupazione dell’Oms per l’epidemia. Allarme per i casi senza legami accertati con la Cina

di Nuccia Bianchini                  CORONAVIRUS       OMS

AGI> Agenzia Italia-aggiornato alle 07:44 – 22 febbraio 2020                                                                                                               Ghebreyesus

Non si ferma l’epidemia da nuovo coronavirus e cresce la preoccupazione nell’Oms: l’organizzazione Onu per la prima volta ha detto che si sta riducendo “la finestra” per fermare l’epidemia e anche che è allarmata dei casi senza legami accertati con la Cina.

I nuovi focolai sono in aumento: oltre ai contagi in Italia, è stato confermato un primo caso in Libano, altri due decessi in Iran (adesso sono almeno 4), sono raddoppiati i casi in Corea del Sud e c’è un picco di contagio in cinque carceri in altrettante province cinesi (Shandong, Zhejiang e Hubei). E mentre Wuhan, la città cinese focolaio, ha in programma di costruire altri 19 ospedali provvisori che saranno pronti martedì (30 mila posti letto), cresce l’allarme che l’epidemia possa dilagare anche a Pechino: due ospedali sono stati messi in quarantena e c’è un quartiere che ha una “densità di infezione” seconda solo a Wuhan.

Intanto la Cina ha nuovamente rivisto (per la terza volta in otto giorni, per la seconda volta in 24 ore) i criteri per conteggiare i casi dell’epidemia. L’incoerenza nei dati epidemici, in particolare nell’Hubei, semina incertezza su quel che sta accadendo e ne risentono i mercati, tutti in ribasso.

Pechino: “Ancora grave la situazione nello Hubei”

Anche la Cina adesso ammette che il picco dei contagi da coronavirus non è ancora arrivato e che la situazione a Wuhan e nello Hubei è ancora “grave e complessa”. In Iran, i decessi sono ormai quattro, 18 i casi confermati e il focolaio sembra essere arrivato dalla città santa di Qom, dove il virus sarebbe stato portato da operai cinesi. È allarme anche in Corea del Sud dove una setta religiosa si è messa in auto-isolamento dopo essere stata identificata come possibile focolaio nel Paese asiatico.

Sono 204 i casi confermati a livello nazionale e la maggioranza dei contagiati si trova a Daegu (due milioni e mezzo di abitanti) che, insieme alla vicina Cheongdo, è stata dichiarata “zona di attenzione speciale”. Tutte le basi militari sono state chiuse dopo che tre soldati sono stati trovati positivi al virus e i 9 mila seguaci della Shincheonji Church of Jesus the Temple of the Tabernacle of the Testimony sono isolati in casa.

Le autorità hanno scoperto che la maggior parte dei nuovi casi di Covid-19 sono legati a una 61enne che aveva preso parte alle attività della chiesa, mentre altri contagiati avevano partecipato al funerale del fratello del fondatore della setta, un ‘santone’ che promette di portare i suoi seguaci in Paradiso, al quale erano presenti diversi fedeli.

“La situazione sta cambiando”

A Ginevra, ha parlato il capo dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus: “Siamo ancora in una fase in cui è possibile contenere il epidemia”. Ma la “‘finestra’ si sta restringendo”, ha avvertito, deplorando la mancanza di sostegno finanziario internazionale. L’Oms è particolarmente preoccupata per l’emergere di casi al di fuori della Cina “senza un chiaro legame epidemiologico, come una storia dei viaggi o di contatto con un caso confermato”.

“Vediamo che la situazione sta cambiando”, ha riconosciuto Sylvie Briand, direttrice del dipartimento Global Preparedness for Infectious Risks all’organizzazione Onu: “Non solo aumenta il numero di casi, ma stiamo anche assistendo a diversi modelli di trasmissione in luoghi diversi”. L’Oms rifiuta per il momento di parlare di pandemia, ma ritiene che ci siano “epidemie diverse, che mostrano fasi diverse. E stiamo cercando di dare un senso a tutte queste diverse situazioni nel mondo”. A conferma del crescente allarme, l’agenzia Onu ha annunciato la nomina di sei inviati speciali, tra i quali David Nabarro, ex coordinatore delle Nazioni Unite per l’Ebola durante l’epidemia che colpì l’Africa occidentale tra la fine del 2013 e il 2016.

L’epidemia ha già causato oltre 2.250 vittime (2.144 nell’Hubei) e causato 76.800 casi confermati (oltre 62 mila nell’Hubei). Il numero di nuovi casi era diminuito in Cina negli ultimi quattro giorni, adesso invece ha ripreso a salire (almeno 889 nuovi casi, erano stati 673 il giorno precedente): un nuovo picco, secondo l’Oms spiegabile con i nuovi criteri di conteggio.

 

Condividi su: