lunedì, Novembre 7, 2022

Tim, cos’è il piano Minerva? La trattativa sulla rete unica………..

di Federico De Rosa

Dopo lo stop all’esclusiva con Cassa depositi e prestiti nella trattativa per la rete unica, la Borsa ha ripreso a scommettere sul futuro di Tim immaginando nuovi scenari, dalla vendita di una quota dell’infrastruttura a un fondo di private equity fino a possibili Opa. Nell’ultima settimana i titoli del gruppo telefonico hanno guadagnato il 12%Più che questione di fondamentali, su cui pesano la pressione competitiva sui prezzi, un debito che continua a comprimere la capacità di fare investimenti e una struttura di costi piuttosto onerosa – il 9 novembre Tim diffonderà i conti del terzo trimestre da cui il mercato si attende un aumento dei ricavi attorno all’1,8%, un calo del margine operativo lordo e un indebitamento netto in crescita a circa 25 miliardi – il rialzo in Borsa sembra basarsi soprattutto sulle ipotesi speculative legate a nuovi scenari (sempre possibili). Sul tavolo di concreto al momento c’è solo la trattativa con la Cdp, che entro il 30 novembre dovrebbe portare alla presentazione di un’offerta non vincolante per la rete di Tim, che dopo la due diligence dovrebbe tradursi in vincolante.

Scadenza: 30 novembre

La distanza sul prezzo emersa in diversi incontri tra il numero uno della Cassa, Dario Scannapieco, e quello di Tim, Pietro Labriola, resta l’ostacolo principale. Oltre alla richiesta di 31 miliardi avanzata da Vivendi, il problema riguarda anche la disponibilità della Cdp, pari a 1,4 miliardi a fine giugno, sebbene abbia la possibilità di movimentare altro capitale. Il 30 novembre si capirà se l’opzione di mettere integrare la rete di Tim in Open Fiber – di cui la Cdp ha il 60% -, ha ancora qualche chance. Altrimenti dovrà essere il nuovo governo a dover sbrogliare la matassa. La premier Giorgia Meloni ha messo subito in chiaro il giorno dell’insediamento che la rete deve essere una e a controllo pubblico e ha affidato il il dossier al nuovo sottosegretario di Palazzo Chigi all’Innovazione tecnologica, Alessio Butti, delegato per la transizione digitale prevista dal Pnrr, di cui la rete è lo snodo chiave. L’Europa ha stanziato 48 miliardi per la digitalizzazione dell’Italia di cui 6,7 miliardi per il completamento dell’infrastruttura in fibra entro il 2026.

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Butti: «Avanti con la rete unica, il progetto Minerva è prioritario»

di Redazione Economia       

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Cos’è il “piano Minerva”

La scorsa settimana Scannapieco e Labriola hanno incontrato il capo di Gabinetto della premier, Gaetano Caputi, per sondare ufficialmente le intenzioni del nuovo governo, dopo diverse interlocuzioni informali che nei mesi scorsi hanno fatto da contorno alla trattativa. Palazzo Chigi rappresenta uno snodo decisivo, sia perché ha tenuto per sé la delega alla digitalizzazione sia per i poteri della Golden power sulla rete. Le ipotesi di ingresso dei fondi e le voci di un’Opa di Cdp, Vivendi e Kkr su Tim circolate negli ultimi giorni non sembrerebbero andare nella direzione indicata dall’esecutivo. Il “Piano Minerva” messo a punto la scorsa estate da Butti è ancora sul tavolo e, a quanto risulta, sarebbe stato aggiornato per tenere contro dell’evoluzione della situazione. Il piano ruota attorno a Tim, di cui la Cdp attraverso il lancio di un’Opa prenderebbe il controllo – investendo molto meno di quanto sarebbe necessario per comprare la sola rete – per poi procedere alla vendita degli asset commerciali, inclusi i clienti, con cui ridurrebbe il debito, trasformando così il gruppo in un operatore «wholesale only» come vorrebbero il governo e le indicazioni di Bruxelles. Vivendi e Kkr potrebbero restare con una quota di minoranza. E anche Macquarie, attraverso il conferimento di Open Fiber, di cui ha il 40%.

Il governo

Sarebbe l’alternativa al piano per la rete unica tratteggiato nel memorandum firmato da Tim e Cdp. Fonti vicine al dossier sottolineano tuttavia come Scannapieco voglia comunque esplorare lopzione dell’offerta sulla rete di Tim, pur consapevole che la posizione di Vivendi – come emerso in occasione del board che ha tolto l’esclusiva – non dà alcuna certezza. Non a caso dopo sette mesi di trattative si è resa necessaria una proroga. Il cambio di governo ha certamente inciso, ma più che nel ritardare l’eventuale offerta ha evitato un incidente di percorso che avrebbe reso tutto più complicato. Non che ora non lo sia, ma a Palazzo Chigi adesso hanno le idee più chiare e anche un «Piano B» qualora la trattativa tra Tim e Cdp dovesse fallire.

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