martedì, Novembre 19, 2019

Autostrade, inchiesta bis di Avellino su lacune sicurezza barriere: sequestri su altri 9 viadotti. Tre sono sull’A1. Gli indagati salgono a otto

Il secondo filone sulla strage di Acqualonga del luglio 2013, quando morirono 40 persone: al centro delle attenzioni della Procura la sicurezza e la manutenzione delle autostrade da parte di Aspi. Il gip: “Interventi destinati a creare pericolo per la pubblica incolumità”. Altri sequestri erano stati disposti a maggio

di F. Q. | 19 NOVEMBRE 2019

Sono stati fatti “interventi di manutenzione ordinaria destinati a creare pericolo per la pubblica incolumità”. Lo scrive il Gip di Avellino nel decreto di sequestro preventivo delle barriere bordo ponte di nove viadotti, disposto su richiesta della Procura. Questa volta a finire al centro delle attenzioni dei pm sono anche tre ponti situati sull’A1 Napoli-Milano, oltre ad altri sei sulla A14 Bologna-Taranto e la A16 Napoli-Canosa. L’operazione rientra nell’inchiesta bis nata dopo la strage di Acqualonga del luglio 2013, quando un pullman di pellegrini volò giù da un viadotto sulla Napoli-Canosa nel territorio di Monteforte Irpino: morirono 40 persone. L’indagine si concentra proprio sulla sicurezza e la manutenzione delle autostrade da parte di Aspi, la società del gruppo Benetton coinvolta anche nella strage del Ponte Morandi.

I sequestri vanno ad aggiungersi a quelli del maggio scorso tra la Bologna-Taranto e la Napoli-Canosa, quando la procura di Avellino aveva chiesto e ottenuto il sequestro preventivo delle barriere posizionate ai bordi di 12 viadotti. Sempre a maggio erano stati iscritti nel registro degli indagati tre manager di Autostrade per l’Italia: Costantino Vincenzo Ivoi, Michele Renzi e Massimo Giulio Fornaci. Ora il numero degli indagati sale a otto: ci sono anche i direttori del VII Tronco, Gianni Marrone e Donato Dino Giuseppe Maselli, e i direttori del V Tronco, Mauro Crispino, Stefano Catellani e Salvatore Belcastro. I sigilli di oggi riguardano tre viadotti per ogni tratta autostradale interessata: Val Freghizia, Fosso pezza secca, Rio Pescara, Fonte dei preti, Del Vomano, Colonella, Lamia, Omero fabriani, D’Antico.

Michele Renzi e Massimo Giulio Fornaci, indagati da maggio, sono anche imputati nel processo sulla strage di Acqualonga: Renzi è stato condannato a 5 anni, Fornaci è invece stato assolto in primo grado assieme all’ex amministratore delegato Giovanni Castellucci. L’11 gennaio 2019 furono dichiarati colpevoli i diversi funzionari Aspi che si sono avvicendati alla guida del Sesto Tronco, condannati a pene variabili tra i cinque e i sei anni con accuse di disastro colposo e omissione di atti d’ufficio. Mentre Gennaro Lametta, il titolare dell’agenzia che noleggiò il bus, vecchio e con la revisione truccata, era stato condannato a 12 anni. Il giudice aveva invece assolto, oltre all’ex ad Castellucci e Fornaci, anche altri dirigenti di Aspi, ovvero Riccardo Mollo e Marco Perna.

Il secondo filone sulla strage di Acqualonga del luglio 2013, quando morirono 40 persone: al centro delle attenzioni della Procura la sicurezza e la manutenzione delle autostrade da parte di Aspi. Il gip: “Interventi destinati a creare pericolo per la pubblica incolumità”.

Lo scrive il Gip di Avellino nel decreto di sequestro preventivo delle barriere bordo ponte di nove viadotti, disposto su richiesta della Procura.

Gli otto indagati, scrive il gip, sono accusati di aver eseguito lavori sulle barriere new-jersey bordo ponte già esistenti, “sostituendo i precedenti tirafondi ‘Liebig Plus‘ – già omologati e certificati – con barre filettate inghisate in malta cementizia, così compromettendo notevolmente la capacità di contenimento delle barriere in caso di urto con veicolo pesante”. Il giudice ricorda come gli interventi ora al centro dell’inchiesta sulla sicurezza, furono ordinati da Autostrade per l’Italia proprio dopo la strage del luglio 2013, quando le barriere non avevano retto lo scontro con il bus che precipitò in una scarpata provocando 40 morti. Il mezzo andò a urtare violentemente contro le barriere dopo aver perso il controllo a causa di un guasto meccanico. “L’incidente avrebbe avuto conseguenze meno tragiche se solo le barriere in questione fossero state tenute in perfetto stato di conservazione“, ricorda il decreto di sequestro.

L’inchiesta bis, come anticipato da Il Fatto Quotidiano lo scorso 23 settembre, muove da pagina 65 della perizia dell’ingegnere Felice Giuliani dell’università di Parma. Il perito del giudice contestava ad Autostrade di non aver adempiuto all’art. 7 del d.m. 223/92, il “Regolamento recante istruzioni tecniche per la progettazione l’omologazione e l’impiego delle barriere stradali di sicurezza”. L’articolo assegna all’Anas e al concessionario del tratto autostradale il compito di trasmettere al ministero delle Infrastrutture un rapporto biennale sull’efficienza delle barriere. Aspi non avrebbe provveduto. A scriverlo era stato il direttore generale del ministero, Virginio Di Gianbattista, in una lettera di risposta alle richieste del perito del 26 luglio 2018, che è agli atti.

Negli ultimi mesi, dopo il crollo del ponte Morandi, le inchieste della magistratura sulla ‘salute’ dei viadotti si sono moltiplicate. Un’indagine-bis della procura di Genova ipotizza infatti che i report di Autostrade sullo stato di 5 ponti erano quasi routinari e quindi non corrispondenti alla realtà. Si tratta di un altro viaodotto dell’A16, il Paolillo, oltre al Pecetti e il Sei Luci a Genova, il Moro vicino a Pescara e il Gargassa a Rossiglione. Sotto accusa con l’ipotesi di falso ci sono 10 tecnici di Autostrade e Spea.

Autostrade, la procura: “Sistema di falsificazione delle carte e contro inchiesta dopo il crollo del Morandi”

L’atto di accusa, pubblicato da La Stampa in edicola domenica 20 ottobre, è contenuto nella richiesta di misure cautelari a carico di 9 dirigenti e ingegneri della società e della controllata Spea Engineering, che sono state eseguite nelle scorse settimane per l’accusa di aver compilato falsi report sulla sicurezza di alcuni viadotti. Il procuratore Walter Cotugno, nell’atto depositato al tribunale del Riesame, dipinge infatti un quadro “sistemico”, come mai si era visto in precedenza. “Dalle carte dell’inchiesta emergono reiterati e organizzati comportamenti di falsificazione di numerosi atti pubblici, tutti caratterizzati dalla finalità di occultare il reale stato di ammaloramento di svariate opere della rete autostradale”, spiega il magistrato.

Nelle carte, sottolinea ancora la Stampa, si rileva come questi comportamenti sino proseguiti anche dopo il crollo del Ponte Morandi il 14 agosto del 2018 causando la morte di 43 persone.Vengono tuttora falsificati con pari sistematicità gli atti pubblici relativi agli accertamenti e alle verifiche circa la sicurezza della circolazione su una serie di ulteriori opere d’arte della rete autostradale”, sottolinea il procuratore. E con la parola sistematico si fa riferimento a un sistema che non è riconducibile a dei casi isolati bensì “ad un preciso modus operandi. Emerge, infatti, il coinvolgimento diffuso di svariate articolazioni della società Spea e di Autostrade per l’Italia, con i loro rispettivi responsabili al più alto livello“.

In particolare la concessionaria, tramite “alcuni indagati ai massimi livelli di responsabilità” chiedeva “costantemente a Spea” la falsificazione “di atti e documenti. Al fine di mantenere occulto, anche nei confronti delle specifiche attività d’ispezione ministeriale, il grave stato di ammaloramento delle rete autostradale”. E le indagini della magistratura hanno fatto si che gli indagati si siano “organizzati per sviare ed eludere le indagini, che sanno essere in corso, ostacolando sia l’acquisizione delle prove sia la genuinità delle stesse. Anche tale attività di inquinamento probatorio viene svolta ai massimi livelli dirigenziali. Risulta infatti che il direttore responsabile dell’ufficio legale di Spea abbia posto in essere con l’aiuto di numerosi collaboratori indagati una sistematica attività di “contro indagine” e d’inquinamento probatorio, anche mediante comportamenti penalmente rilevanti”.

Per esempio si citano “la preparazione degli interrogatori dei testimoni e il posizionamento di jammer per disturbare le intercettazioni. Le indagini hanno inoltre consentito di accertare che i testimoni vengono convocati per essere preparati alle indagini e sono poi ri-convocati per riferire in ordine alle dichiarazioni rese”

 

Condividi su: