lunedì, Gennaio 20, 2020

IL GIORNO DELLA MEMORIA-Shoah, Liliana Segre con gli studenti delle scuole: «Siamo la sua scorta»

Standing ovation per la senatrice a vita nell’iniziativa organizzata dall’Associazione «Figli della Shoah» con la ministra dell’Istruzione Azzolina e Ferruccio de Bortoli. «Rinunciare a vendicarmi mi ha reso una una donna davvero libera»

da Corriere.it/Milano di Giovanna Maria Fagnani

Accolta come una vera star la senatrice a vita Liliana Segre al Teatro degli Arcimboldi di Milano, al suo arrivo gli oltre duemila studenti che affollano la sala si sono alzati in piedi, accompagnandola con uno scroscio continuo di applausi fino al palco. Su alcuni cartelloni si legge: «Scudo all’odio è l’amore», «Grazie mille». Con Liliana Segre, per quest’iniziativa organizzata dalla associazione «Figli della Shoah», la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, e Ferruccio de Bortoli, presidente onorario della Fondazione Memoriale della Shoah.

«Che bella la vita»
«Mi dispiace da matti avere 90 anni e avere così pochi anni davanti. La vita mi piace moltissimo, anche se gli odiatori mi augurano la morte ogni giorno». Liliana Segre ha iniziato così il suo intervento, parlando con gli studenti della sua esperienza ad Auschwitz, in occasione del Giorno della Memoria. La senatrice ha ripercorso davanti ai ragazzi la sua storia, dall’esclusione dalla scuola in seconda elementare nel 1938 in seguito alle leggi razziali, alla fuga con il padre in Svizzera; e poi il carcere, la deportazione dal binario 21 della Stazione Centrale di Milano, ora Memoriale della Shoah, e la sofferenza nel campo di concentramento. Vita «è una parola importantissima che non va dimenticata mai, perché non si torna mai indietro. Non bisogna perdere mai un minuto di questa straordinaria emozione che è la nostra vita».

«Ho rinunciato a vendicarmi»
«Mi ero nutrita di odio e di vendetta. Sognavo la vendetta, quando il mio carceriere buttò la pistola ai miei piedi, io la vidi e pensai: “Adesso lo uccido”. Mi sembrava il giusto finale di quello che avevo sofferto. Fu un attimo irripetibile. Ma capii che non avrei mai potuto uccidere nessuno. Non raccolsi quella pistola, da quel momento sono diventata quella donna libera, quella donna di pace che sono anche adesso». Così ha concluso la testimonianza Liliana Segre, che ha esortato i ragazzi «a pensare con la vostra testa, non con quella di chi grida più forte. Siete persone libere». E parlando dei viaggi della memoria organizzati ogni anno dalle scuole nei campi di concentramento: «Andrebbero fatti con lo spirito giusto, per cercare di partecipare un po’, per qualche ora, a quello che è stato. Si dovrebbe avere un po’ fame e un po’ freddo. Se deve essere una gita è meglio stare a casa».

«Siamo la sua scorta»
«Siamo noi la sua scorta, tutta la scuola si onora di essere la scorta contro ogni rigurgito negazionista e fascista e contro ogni odio e nella difesa della Costituzione italiana». Sono state queste le prime parole pronunciate dalla ministra per l’Istruzione, Lucia Azzolina, aprendo l’incontro con Liliana Segre agli Arcimboldi. «Nella storia di Italia c’è uno spartiacque: le leggi razziali del 1938. C’è un prima e un dopo, oggi l’Italia è un Paese che ripudia la guerra e la dittatura. Le leggi razziali furono leggi criminali, dopo quelle leggi fu l’abisso dei campi». E rivolgendosi ai ragazzi che affollano il teatro: «Non sottovalutate mai la potenza dell’odio, fate delle parole che ascoltate oggi un faro e una guida. Tornate a casa, elaborate e comportatevi di conseguenza». Per la ministra, infatti, «il pericolo dell’odio riemerge quando si usa un linguaggio aggressivo anche sui social». E poco prima dell’incontro, Azzolina aveva sottolineato l’importanza dell’appuntamento con un post su Facebook.

Oggi a Milano, al Teatro degli Arcimboldi, ascolteremo insieme agli studenti la testimonianza della Senatrice #LilianaSegre. Un’occasione preziosa per la scuola italiana. In un momento storico in cui la voce dei sopravvissuti si va inevitabilmente affievolendo, dobbiamo lavorare tutti insieme per non disperdere la memoria di ciò che è stato. Per coltivarla insieme. E alimentarla con una profonda conoscenza storica.

 

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